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Pierluigi Conzo

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Simpatico, estroverso, responsabile, ambizioso, spontaneo, equilibrato, pessimista cronico, pacifico e pacifista, mancino, studioso ma amante del divertimento, antisportivo, credente-praticante & meditativo-ignaziano, ansioso, romantico, dolce.
Orientamento Politico: Vangelo. Orientamento politico-partitico: sinistra (il meno peggio).
Per alcuni catto-comunista, per altri prete di campagna...
...semplicemente...ME STESSO, contro ogni ideologismo standardizzante.
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Grazie mille per l'incoraggiamento. Devo dir la verità io non so di preciso quello che sto passando, i sentimenti che sto provando sono talmente contrastanti che non sono in grado di controllarli. Comunque sia sapere di avere intorno persone che mi spronano e incoraggiano come te e Dis-Grazia mi fa star già molto meglio. Grazie mille. Alla prossima avventura
Aug. 26
...fede...wrote:
........ciao.......girovagando qui e là son finita qui...già vedere shine on you crazy diamond...ho detto...CIUMBIA!!!uhuhuhuh.....poi,dando meglio un'occhiata....complimenti......se sei così,come sembri da quel che ho potuto leggere..complimenti,grande persona!!!....ciao.....
May 17
Siamo due ragazze stufe dei blog pink pieni di interventi superficiali...cerchiamo sostenitori...se sei interessato passa da noi e diffondi i nostri pensieri...
 
.::Yellow Queen::. 
 
p.s.complimenti per il blog
Feb. 28
Gracewrote:
non so perchè stasera era così abbattuto, ma voglio solo dirti che non devi preoccuparti di niente. Nè tantomeno di quello a cui stavi pensando. OK?ci siamo intesi?
yi voglio bene, stupido.
July 6

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SHINE ON...you crazy diamond...SHINE ON

About myself
July 05

Passione, vento dell'Argentina.

Toco tu boca, con un dedo todo el borde de tu boca, voy dibujándola como si saliera de mi mano, como si por primera vez tu boca se entreabriera, y me basta cerrar los ojos para deshacerlo todo y recomenzar, hago nacer cada vez la boca que deseo, la boca que mi mano elige y te dibuja en la cara, una boca elegida entre todas, con soberana libertad elegida por mí para dibujarla con mi mano en tu cara, y que por un azar que no busco comprender coincide exactamente con tu boca que sonríe por debajo de la que mi mano te dibuja.

Me miras, de cerca me miras, cada vez más de cerca y entonces jugamos al cíclope, nos miramos cada vez más cerca y los ojos se agrandan, se acercan entre sí, se superponen y los cíclopes se miran, respirando confundidos, las bocas se encuentran y luchan tibiamente, mordiéndose con los labios, apoyando apenas la lengua en los dientes, jugando en sus recintos, donde un aire pesado va y viene con un perfume viejo y un silencio.

Entonces mis manos buscan hundirse en tu pelo, acariciar lentamente la profundidad de tu pelo mientras nos besamos como si tuviéramos la boca llena de flores o de peces, de movimientos vivos, de fragancia oscura.

Y si nos mordemos el dolor es dulce, y si nos ahogamos en un breve y terrible absorber simultáneo del aliento, esa instantánea muerte es bella. Y hay una sola saliva y un solo sabor a fruta madura, y yo te siento temblar contra mí como una luna en el agua.


Julio Cortàzar - "Rayuela", cap. 7

Traduzione:

Sfioro le tue labbra, con un dito ne sfioro i contorni, disegnandole come se fosse la mia mano a crearle, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse... e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare da capo... faccio nascere ogni volta la bocca che desidero, la stessa bocca che la mia mano sceglie e ti dipinge sul volto, una bocca scelta tra mille, scelta da me con sovrana libertà per destinarla al tuo viso, e che per una ragione inspiegabile coincide esattamente con la tua bocca che sorride mentre la mia mano la disegna.
Mi osservi, da vicino mi osservi, ogni volta più da vicino e alloragiochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e i nostri occhi ingrandiscono, si avvicinano l'un l'altro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano tepidamente mordendosi con le labbra, poggiando a mala pena la lingua sui denti, giocando nei loro recinti da essi creati dove un respiro profondo e silente va e viene con un profumo antico. Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, carezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vii, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore è dolce, se soffochiamo in un breve e intenso assorbire simultaneo del respiro questa istantanea morte è bella. E c'è una sola saliva, un solo sapore di frutta matura... e io ti sento tremare stretta a me come l'immagine riflessa della luna sull'acqua.


August 26

Cast Away

Siamo quasi al termine. Marco se ne è già andato, avendo finito prima e volendosi giustamente godere qualche giorno di vacanza prima di cominciare a lavorare di nuovo. Io resto fino al 5 ed estendo il campione delle interviste a 210 contadini. A volte è un pò come rimanere da soli su di un'isola deserta, stile Cast Away...Sto pensando con cosa costruire un amico immaginario con cui poter scambiare 2 chiacchiere senza parlare un inglese da troglodita per comunicare. C'ho messo tanto ad imparare correttamente l'inglese e ora...me lo devo dimenticare altrimenti non capiscono!!!
Le interviste vanno bene, e sto anche imparando molte cose sul funzionamento del mercato del riso, i vantaggi della produzione organica, la coltivazione e i benefici ricevuti dall'essere membri di un gruppo di produttori. Ci sono molti passaggi che si ignorano quando si è nella propria realtà e si leggono solo pagine generiche su un processo in realtà molto più dettagliato e delicato.
E' molto affascinante entrare a contatto con questi contadini. Pensare che sono loro a trainare prevalentemente il progresso della Thailandia, ma paradossalmente sono quelli che hanno meno profitto (se non 0) di tutti gli altri lavoratori. Il contadino thailandese si sveglia alle 5 del mattino e lavora tutto il giorno nelle risaie, piegato a raccogliere il riso grezzo e piantarlo in un nuovo campo per poi raccoglierlo nuovamente e mandarlo alla lavorazione finale. 10 ore al giorno con la schiena piegata a 90 gradi. Alcune vecchine, infatti, non riescono più a mantenere la schiena diritta e camminano praticamente piegate e contrite ad angolo retto. Eppure sono loro che mandano avanti l'economia del paese! Mestiere duro e poco apprezzato.
Lo sviluppo di un paese non può prescindere dalla sua agricoltura e dai suoi agricoltori. Qualcuno diceva che la rivoluzione agricola è il primo stadio della rivoluzione industriale e, forse, le due vanno di pari passo.
Dopo le interviste ci troviamo spesso a spizzicare spiedini e bere birra con lo staff della cooperativa, in riva al fiume sotto una capannina di paglia, aspettando la sera. Sono persone simpatiche e aperte, anche se continuo a sentirmi come un pesce fuor d'acqua. Gli unici momenti in cui il dialogo va al di là delle barriere linguistiche sono i momenti musicali: si prende una sorta di piccolo banjo a 3 corde e si suona. L'ho suonato anche io, e giuro che una volta che si capisce la struttura delle note...non si riesce più a smettere! Abbiamo suonato, bevuto, mangiato insieme. Sotto una capanna di paglia, in riva al fiume. Sono stati bei momenti, momenti in cui ti chiedi cosa ci fai tu in quel villaggio sperduto di contadini nel nord-est di un paese in cui nessuno parla nessuna lingua a te nota. Ma le relazioni si creano anche solo con uno sguardo ed un sorriso. Questo è tutto ciò che posso offrire per ringraziarli della cura che hanno per me e per il lavoro che sto facendo...
Le relazioni sono molto importanti qui. Si beve e si mangia insieme quasi sempre. E' un momento per chiacchierare e farsi 4 risate. Senza buone relazioni, mi ripetono spesso, non si ottiene niente da nessuno. Neanche a pagamento. Allora, nonostante la voglia che ho a volte di tornare in albergo, resisto alle prese in giro quotidiane che non riesco a capire...sorrido, sorridono, e vado avanti.
Mangio riso ogni giorno, ma mi sto abituando e mi comincia anche a piacere la cucina locale. Chiedo sempre tutto "non piccante", e loro mi prendono in giro. Ma la carne è davvero buona. Insomma, non mi posso lamentare.
Il 4 torno a Bangkok e parlo con il responsabile di GreenNet per gli ultimi dettagli amministrativi e poi si parte. Bangkok, Cairo. Attesa di 5 ore (spero di poter uscire dall'aereoporto per fare un rapido tour della splendida capitale egiziana). Poi Roma...
Per quanto difficile, questa esperienza è stata molto importante per me. Esperienza di lavoro in ciò che mi piace fare davvero (Project Evaluation) e che voglio approfondire i prossimi anni di dottorato per apprendere meglio la metodologia quantitativa. E poi, chissà...
Voglio godermi il presente, ora. Senza pensare troppo ad un futuro ansiogeno. Giorno dopo giorno, gustando la serenità delle piccole cose, delle sottigliezze che a volte sembrano banalità.
Hasta pronto,
...cast away in Thailand.



August 15

Straniero

Come in Kenia lo straniero (bianco) viene ripetutamente chiamato Mzungu, così qui in Thailandia una qualsiasi persona dai tratti somatici occidentali prende l’appellativo di un frutto locale di difficile pronuncia – qualcosa come “basiidaaa”.
È trascorsa quasi una settimana ormai da quando sono a Yasothon. Tutto sembra molto diverso dall’artificiale e globalizzata capitale. Ho somministrato il questionario già ad una 50ina di contadini mentre il mio collega Marco e la fidanzata (Raffaella) hanno raggiunto un numero maggiore.
Ci alziamo la mattina presto, ci dividiamo, e andiamo nei villaggi rurali dove gli agricoltori coltivano il riso. 2 macchine, 2 luoghi diversi, 2 traduttori (o pseudo tali), 2 field assistants (esperti locali) e…poi l’immersione nelle verdi campagne thailandesi.
I contadini sono persone molto semplici. Vivono in condizioni relativamente buone se paragonati a villaggi dell’Africa sub sahariana o anche ad alcune periferie rurali della Campania.
Alla fine di ogni intervista, la classica scena: la signora che vuole darmi la figlia in moglie, regalarmi un campo di riso e farmi trasferire là per sempre; tutti a ridere (di me) mentre mostro il solito sorrisino falso di chi non capisce nulla ma sa di essere preso in giro. E così via, per ogni intervista. Inutile dirgli che sono felicemente fidanzato e che ho intenzione di sposarmi l’anno prossimo…tanto posso alternare, dicono: 6 mesi nel campo thailandese con moglie thailandese e suocera thailandese, e 6 mesi con moglie italiana.
Il pranzo è nei villaggi. Si condivide ciò che ognuno porta. Loro mi danno il solito “stiky rice” che io non riesco a digerire e cerco di riempire il mio stomaco con pezzi di carne di maiale alla brace acquistati la mattina prima di partire. Poi si ricominciano le interviste.
I villaggi distano almeno un’ora dall’hotel dove risiedo (in Yasothon). Finiamo le interviste per le 16.30 in genere e rivedo la mia stanza solo un’ora dopo; non c’è molto tempo per riposare: i dati raccolti vanno riportati nel database del computer e i questionari compilati a matita vanno cancellati per riutilizzarli il giorno dopo. Si fa ora di cena, qualche telefonata ai cari via skype e poi a dormire.
Dovrei finire il mio campione di interviste (150 persone) il giorno 28. Mi prenderò qualche altro giorno in caso di problemi e poi cercherò di anticipare la partenza per l’Italia. Non resterà più molto da fare qui. Ci sarà da lavorare sui dati da settembre in poi…e questo prenderà almeno un anno, il mio primo anno di dottorato (con tanto di corsi, esami di alto livello e studio matto e disperato per almeno 3 semestri!).
Una delle più belle sensazioni di questi luoghi è il senso di serenità, di ordine e di infinito che delle immense distese verdi di riso che vedo a destra e a sinistra del nostro pick-up nell'andare e tornare dai villaggi.
Una delle più brutte è stato sapere che qui…mangiano i cani! Per strada si vedono dei pick-up che trasportano cani in gabbia pronti per il macello.
In questi luoghi c’è molta autenticità. I contadini non hanno paura di parlare allo “straniero”, ma – anzi – è fonte di novità e giovialità (certo, mi ridono dietro per tutto il tempo!). I sorrisi ed i saluti  in questi campi sono veri, non come quelli di Bangkok.
Riesco a capire che parlano di me, tra di loro, quando ripetono più volte la parola “straniero” seguita da un mare di risate. Ma, al di là di tutto, è una sensazione piacevole perché è la loro forma di contatto con una cultura/lingua molto lontana dalla loro.
Passo e chiudo, per ora.
...intervistatore basiidaa

August 09

20 Baht...

Con 20 baht (meno di 50 eurocents) a Bangkok puoi comprare molte cose: un passaggio in motorino, mezz’ora di internet, una bibita fredda, spiedini di maiale/pesce/pollo, qualche piccolo Buddha-souvenir, un giro in autobus, entrata in qualche tempio buddhista, e molto altro ancora.
Il costo della vita è molto basso e qui le persone ricche fanno vita da faraoni. È una città assurda, molto artificiale e globalizzata. Enormi quartieri solo per turisti pieni di “go-go bars” con thailandesi appostati pronti ad attirare turisti (sessuali) ai sexy-show; luci stile New-York e abbondanza barocca stile Chinatown ti confondono e ti fanno sentire perso, così come negli immensi edifici e 15 piani di centri commerciali, dove ti bombardano di oggetti da consumare e ti rincoglioniscono di offerte. Grandi palazzi, templi buddhisti oramai diventati solo attrazioni per turisti, mercati di ogni sorta, odori di ignote spezie e cibo cucinato per strada.
Ogni originalità e peculiarità a Bangkok diviene business per turismo. A volte, però, è asfissiante e senti il bisogno di ritornare in un qualcosa di più autentico.
Tra poche ore lascerò Bangkok e partirò per Yasothon, nel Nord-Est della Thailandia. Una città che sembra a stento un capoluogo di provincia (definizione della Lonely-Planet). Magari lì sarà tutto diverso. Le persone, le strade, la povertà, la religione…
Lì io e Marco (il mio collega) ci divideremo nei vari villaggi di coltivatori di riso per somministrare il questionario che abbiamo ulteriormente elaborato in questi ultimi giorni a Bangkok. Ci accompagneranno un “traduttore” (!!!) a testa con funzioni anche di autista. Sarà difficile, perché - benché stipendiati da noi come “traduttori” – a stento parlano inglese. Ma…questi sono i rischi delle analisi “sul campo”. Vedremo cosa riusciremo a fare: dobbiamo intervistare ben 150 agricoltori a testa (!!!), di cui 75 affiliati alla cooperativa (Green Net) e 75 no (per costruire il campione di controllo).
Adesso esco dalla camera dell’albergo, scendo alla reception e aggiungo questo post sul mio blog, pagando more solito i tipici “20 baht” con cui un turista può comprare quasi tutto….
Comincia una nuova tappa.


August 05

Thailandia. I week: Bangkok

Ed eccomi qui, a scrivere dopo tanto tempo.
Come molti di voi sanno, ora sono a Bangkok. Mi tratterrò un mese e mezzo in Thailandia per effettuare un'analisi di impatto di progetti di Commercio Equo sul benessere dei produttori locali. Abbiamo preparato i questionari, fatto il campionamento, acquisito informazioni, e ora si va sul campo.
Passo qualche giorno  qui a Bangkok poi, quando il mio collega Marco mi raggiungerà, andremo a Yasothon dove comincieremo ad intervistare i produttori affiliati e non dei villaggi vicini.
Prime impressioni: essendo arrivato solo, sto pagando il peso della solitudine. Non mi aspettavo un'accoglienza in stile centro-sudamericana, ma nemmeno l'indifferenza più totale! Le persone qui sono strane. Gentili, ma molto molto riservate. Sarà per il fatto che non parlano l'inglese (grande limite per la comunicazione!) o per altre ragioni ancora a me ignote. Sembra quasi che dietro quel sorrisino di circostanza, si nasconda qualcosa di profondo e ben protetto. Non riesco mai a capire cosa ci sia davvero nella loro mente. L'impatto, quindi, è stato duro e sto ancora pagando il prezzo della solitudine.
Bangkok è una città interessante. Grande, caotica, trafficatissima metropoli asiatica. Belli i suoi templi nella parte antica, anche se mi hanno dato troppo l'idea di un qualcosa forzatamente messo in luce per attirare turisti e, quindi, piuttosto falso. Monaci buddisti pregano mentre miriadi di turisti con macchina fotografica si aggirano nei templi...Grandi strade diventano piccole e strette all'improvviso appena giri in una traversa. Ti trovi all'improvviso in vicoli stretti e puzzolenti, dove la gente povera vive in baracche/palafitte ai limiti dell'igiene. Ma, ripeto, è qualcosa che va cercata a fondo per essere trovata. Spicca, come in ogni metropoli globalizzata, la ricchezza e i palazzoni. I templi enormi e i monaci. I thailandesi travestiti da ufficiali che ti vogliono fregare proponendoti visite turistiche o vendendoti gioielli, etc.
Ma questo è solo il lato turistico, quello - quindi -  più falso di una città.
Aspetto di partire per i villaggi e di conoscere la gente e i luoghi per come sono veramente.
Lavoro in questi giorni nella cooperativa GreenNet di Bangkok, che si occupa della certificazione organica e l'export del riso dei produttori che devo intervistare a Yasothon. Qui sono tutti molto gentili e mi prendono spesso in giro nella loro lingua: immaginatevi la scena di me al centro dell'attenzione, senza capire nulla e con un falsato sorriso di circostanza, preso in giro in Thailandese. Ma sono comunque gentili con me. Qui metto a punto il questionario e lo calibro sulla realtà locale. Rivedo il sampling.
Fa caldo ed è umidissimo. Si suda appena si esce dall'hotel. Enormi distanze e cielo coperto ogni giorno (è la stagione delle piogge).
Aspetto cosa mi riserva di nuovo questa esperienza, nella speranza di superare questo primo duro impatto e la solitudine di chi lascia qualcosa/qualcuno di veramente importante nel proprio paese di origine. Solitudine che si avverte anche stando tra miriadi di persone.
Forza...
P.S.
Non so quando e se ci sarà il prossimo aggiornamento. Parto per i villaggi a fine settimana. A presto, god willing.


May 22

il popolo

La rabbia dell'ultimo intervento si è trasformata nella rassegnazione e nell'accettazione.
Comincio a capire perchè oramai certi discorsi ed ideali che abbiamo risuonino come lontani retaggi di un mondo mai esistito.

Quello che sta accadendo è vergognoso ed offensivo verso la dignità della persona: cfr. la politica razzista e fascista del governo contro i Rom e contro i manifestanti napoletani che si oppongono all'istallazione di discariche proprio sotto al proprio sedere.

Alla fine, Rom e napoletani sono entrambi vittime. Vittime perchè ai rom viene tolta la casa, mentre ai napoletani la capacità di pensare con la propria testa.

Il problema è il popolo. C'è un divario tra noi, giovani intellettuali rappresentanti oramai di una borghesia lungirmirante ed impegnata, e il popolo. Il popolo lo riconosci dai giornali che ti tirano appresso in metropolitana, dai programmi televisivi, dalle interviste, etc. Un popolo per la maggior parte analfabeta e incapace di pensare al di là del proprio giardino. Un popolo lobotomizzato da grande fratello, play station, domenica in, le troione delle veline, le canne, etc. che ha necessità di qualcuno ("le istituzioni") che paternalisticamente pensi e provveda al posto lo suo. Un popolo bisognoso di un'aristocrazia di furbi ignoranti che sa come tenerlo in pugno e vendergli illusioni e costruirgli falsi miti attraverso i media.

Siamo solo una piccola minoranza, noi persone che pensano staccando la televisione e che sognano una politica di integrazione che metta al centro l'uomo in quanto essere umano. Siamo solo utopisti noi che sognamo uno stato capace di punire chi è colpevole per le proprie azioni indipendentemente dalla propria provenienza, senza andare a caccia di consensi politici stigmatizzando un'etnia. Siamo delinquenti noi che andiamo a manifestare insieme ai contadini di chiaiano o alle madri dei figli ricoverati in zona ospedaliera contro una discarica in pieno centro città. Siamo comunisti noi che urliamo che la nostra salute non è in vendita e che hanno già giocato per 20 anni  - camorra e politica - con il nostro presente e futuro.
Siamo "dalla loro parte" noi che andiamo in Romania a fare volontariato o portiamo da mangiare ai "clandestini" (per scelta loro?) della stazione.

Non siamo il popolo noi. Noi siamo solo ciò che si salva di un paese alla deriva, comandato dalla criminalità e da politici populisti, xenofobi e amanti del loro santo nord.

E' brutto sentirsi solo quando si è circondati da una massa di persone. E' brutto sentirsi solo quando non riesci a condividere ciò che sei e vedi dall'altro lato solo una tenera ignoranza che non riesci neanche più a biasimare.  Siamo crudeli noi intellettuali che ce ne andiamo altrove, dove valorizzano i nostri talenti e ascoltano ciò che siamo...perchè "sputiamo nel piatto dove abbiamo mangiato" "portiamo agli altri i nostri cervelli"...etc.

Ma chi ci ascolta in questo paese?
Il popolo italiano ha altre priorità, che non scaturiscono più dai loro bisogni immediati ma soltanto da  ciò che  la politica e la camorra vuole per loro (e per rimpinguare le proprie tasche). Il popolo grida "come facciamo a dare da mangiare anche ai rom se non abbiamo neanche i soldi per mandare i nostri figli a scuola?" Peccato che però a gridarlo è proprio chi i soldi per farsi il capello all'ultima moda, la lampada, le sopracciglia raffinate e il beverly 500 con cellulare all'ultimo grido ce li ha! E magari prende anche qualche stipendiuccio dalla camorra che almeno gli assicura protezione...ma protezione da cosa se non dalle violenze della stessa camorra? Cioè: ti proteggiamo, noi camorra, dalle eventuali violenze che puoi subire...da noi...

Ma al popolo piace.
E noi?
Noi, siamo soli...
La solitudine del citttadino nella società globale diventa la solitudine dell'intellettuale attivo e mosso da principi etici in un mondo oppresso dalla propria immondizia e bisognoso di un dittatore.

A volte vedo cos'è il popolo italiano e capisco quanto sono sfortunato perchè ho avuto la possibilità di studiare, pensare e riflettere sulle cause dei problemi...


April 15

L'Italia è una montagna di merda

Qualcuno ricorderà la famosa frase di Peppino Impastato nel film "i cento passi": "La mafia è una montagna di merda". Posso oggi dire che l'Italia è una montagna di merda.
Niente commenti su queste elezioni che, sfiduciato in partenza, non ho neanche seguito.
Solo amarezza nell'avere la conferma dell'inferiorità mentale e il grado di lobotomizzazione del popolo italiano, mediocre e senza speranza. 
Un popolo convinto di capire la "nuova economia" (ma andate a zappare la terra), di dare spazio agli imprenditori senza i lacci del "comunismo" (il missionario Veltroni?!), di lasciare il sud a se stesso nelle mani della criminalità locale che avrà ancora più potere grazie al federalismo fiscale, convinto di immedesimarsi nel mito del self-made man (all'italiana! = mafia) del fantoccio preso per il culo dalle altre nazioni (quelle serie)...Convinto di capirne di politica ed economia, quando in realtà sa solo fare mozzarelle, polenta e Grande Fratello...
E potrei continuare all'infinito dimostrando l'inferiorità dell'italiano rispetto a chiunque. Chi ne ha la possibilità vada all'estero per un periodo prolungato...solo così si renderà conto della nostra (VOSTRA) netta inferiorità. Altrimenti, coltivate il vostro orticello, tanto c'è Silvio e Mafia che vi proteggeranno.
Questo parlamento è l'esatta proiezione di ciò che è l'Italia. Una montagna di merda, capitanata da un grande uomo, un uomo che fondamentalmente ha capito tutto degli italiani e della loro mediocrità. Li ha saputi prendere ed ingannare con i suoi trucchetti consumistici e propagandistici. Li ha stuzzicati e ha creato il mito di se ...in un niente!
Del resto l'Italia non è mai stata in grado di ragionare bene e autonomamente. Gli italiani hanno sempre bisogno di chi pensa per loro e risolve i problemi per loro. Stupidi provinciali...Fanalino di coda del mondo che crede di essere il faro del porto perchè "paese industrializzato".
No, io non mi sento più italiano. Fortunatamente frequento solo circoli internazionali e circoli dove si usa il cervello e si spegne la televisione (non la guardo da più di un anno ormai). Mi rintanerò in quest'orticello e quando potrò, sfrutterò anche io le poche bellezze dell'Italia A MIO VANTAGGIO...lasciando il resto dei contadini in giacca e cravatta correre dietro al proprio interesse.
Si, sono superiore alla politica. Oramai è il mestiere per chi non ragiona, nè con la mente nè con il cuore. Oramai è il "grande fratello" dell'Italia, zimbello dell'Europa. 
No, non mi interessa più niente di te, Italia mediocre. Ti sfrutterò fin quando mi darai vantaggio e poi, quando potrò, me ne andrò...parlo 3 lingue e con le mie capacità posso aspirare a ben altro rispetto a ciò che sei e mi dai.
Stupida italia e stupidi italiani. Vi siete fatti ingannare l'ennesima volta.
Non è colpa di Silvio, ma vostra.
E voi, gente intelligente...ANDATEVENE! Andate in un paese dove valorizzano le vostre capacità e i vostri cervelli/valori, non rimanete imbrigliati nella rete della mediocrità italiana!
Per quanto mi riguarda, spero che il lavoro che farò abbia il meno possibile a che fare con questa medrioce politichetta all'italiana. Lavorerò per lo sviluppo degli altri popoli, di quelli che se lo meritano. Non per il vostro, stupidi, arroganti, saccenti e inferiori ITALIANI.
 
L'ITALIA E' UNA MONTAGNA DI MERDA
amareggiato,
Piero
February 03

I demoni dell'amore

"Wicked Game"
Chris Isaak

The world was on fire and no one could save me but you.
It's strange what desire will make foolish people do.
I never dreamed that I'd meet somebody like you.
And I never dreamed that I'd lose somebody like you.

No, I don't want to fall in love (This world is only gonna break your heart)
No, I don't want to fall in love (This world is only gonna break your heart)
With you (This world is only gonna break your heart)

What a wicked game to play, to make me feel this way.
What a wicked thing to do, to let me dream of you.
What a wicked thing to say, you never felt this way.
What a wicked thing to do, to make me dream of you and,

I want to fall in love (This world is only gonna break your heart)
No, I want to fall in love (This world is only gonna break your heart)
With you.

The world was on fire and no one could save me but you.
It's strange what desire will make foolish people do.
I never dreamed that I'd love somebody like you.
And I never dreamed that I'd lose somebody like you,

No, I want to fall in love (This world is only gonna break your heart)
No, I want to fall in love (This world is only gonna break your heart)
With you (This world is only gonna break your heart)
No, I... (This world is only gonna break your heart)
(This world is only gonna break your heart)

Nobody loves no one.
January 30

follie

...qu'importe l'éternité de la damnation
à qui a trouvé dans une seconde l'infini de la jouissance?
 
[C. Baudelaire]
 
December 24

you shall rise...

Living Darfur

by Mattafix

See the nation through the people’s eyes,
See tears that flow like rivers from the skies.
Where it seems there are only borderlines
Where others turn and sigh,

You shall rise

There’s disaster in your past
Boundaries in your path
What do you desire when lifts you higher?
You don’t have to be extraordinary, just forgiving.
Those who never heard your cries,
You shall rise

And look toward the skies.
Where others fail, you prevail in time.
You shall rise.

You may never know, If you lay low, lay low
You shall rise

Sooner or later we must try… Living
You may never know,If you lay low, lay low

See the nation through the people’s eyes,
See tears that flow like rivers from the skies.
Where it seems there are only borderlines
Where others turn and sigh,
You shall rise 

You may never know, If you lay low, lay low

Sooner or later we must try… Living

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Vedi la nazione attraverso gli occhi del popolo
Vedi le lacrime che scorrono come fiumi dai cieli
dove sembra che ci siano solo confini
dove gli altri si girano e sospirano

tu devi risorgere

c’è un disastro sul tuo sentiero
confini nel tuo cammino
Cosa desideri quando ti solleva più in alto?
Non devi essere straordinario, solo perdonando
quelli che non hanno mai sentito i tuoi pianti,
tu risorgerai

E guarda verso i cieli
Dove altri falliscono, tu prevali in tempo
tu devi risorgere

non puoi mai sapere
se rimani abbattuto, rimani abbattuto
tu devi risorgere

Living prima o poi devi tentare…di vivere

non puoi mai sapere se rimani basso

vedi la nazione attraverso gli occhi del popolo
Vedi le lacrime che scorrono come fiumi dai cieli
dove sembra che ci siano solo confini
dove gli altri si girano e sospirano
tu devi risorgere

non puoi mai sapere se rimani abbattuto, rimani abbattuto

prima o poi noi dobbiamo tentare…di vivere

  

December 02

Follia o suicidio? La via di uscita è l'uomo...

Per persone come noi, con un grande background intellettuale e valoriale, vivere il continuo scarto tra gli ideali e la realtà o può condurre alla follia o alla schizofrenia e infine al suicidio. Ritrovarsi invece nell'immagine UMANA di Cristo è la via di uscita per vivere il cristianesimo "moderno" oggi, hic et nunc. Anche Cristo amava bere e fare festa con gli amici. Anche Cristo soffriva come un uomo e amava come tale. Anche lui amava trascorrere tempo a parlare con gli amici.
La cultura, i valori, la religione non sono niente se rimangono fini a se stessi, se non si incarnano anche loro nel cuore, nell'uomo.
Per me, che da una vita non leggo "libri di svago" diversi dalle letture universitarie, trascorrere tempo con amici e parlare fino alle 3 di notte invece di leggere è come sfogliare ogni volta una pagina nuova del libro della vita. Se non avessi avuto finora una vita sociale in cui incarnare la mia personalità, i miei sogni e i miei fallimenti, il mio vittimismo e il mio titanismo, non sarei arrivato fin qui.
Dopo tanti anni improntati sulla filosofia volontarstica del "dover fare" (influenzato molto dal "rigore spersonificante dei gesuiti", come direbbe una certa persona) , sto riscoprendo poco a poco la gioia dell'essere uomo, la ricchezza di vivere la varietà sociale, la serenità dei limiti prorpri e di quelli della realtà dove si vive, la pace interiore di chi riesce finalmente a sentire il soffio dell'Amore che sfiora impercettbilmente le cose più lontane dalla mente ma che solo un cuore umano può cogliere, un cuore capace di vivere nella propria natura finita attimi d'infinito e di "sentirli", "percepirli" fino al midollo.
Sono cristiano oggi perchè credo nella bellezza dell'uomo, con i suoi pregi ed i suoi limiti che lo rendono raro ed unico nella sua esistenza.
Sono cristiano oggi perchè vedo Cristo nell'uomo e nell'uomo di oggi vedo Cristo.
Credo che se mi togliessero la capacità di "sentire" il soffio divino nelle relazioni sociali ed umane e trovare il mio alimento esistenziale in esse, sarei l'essere più infelice del mondo anche se diventassi il maggior esperto di Cooperazione allo sviluppo in materia economica. Il mio essere limitato, per il mio carisma, ad approfondire certi aspetti del reale, mi spinge necessariamente a trovare una complementarietà con altri aspetti che invece mi mancano attraverso lo scambio sociale.
Se non avessi il cuore per percepire Dio nella realtà quotidiana, anche davanti ad una fermata dell'autobus, o nella sofferenza di una delusione amorosa e nella gioia del ritorno, o ancora nel rumore della pioggia o della luce soffusa della mia camera, o nelle lezioni di Growth Theories, o in una canzone blasfema e in un poeta maledetto...
...per me resterebbe come via di uscita da una vita razionalmente "diabolica" (divisa) tra ciò che è giusto fare e la realtà imprevedibile...
...o il suicidio o la follia...
Voi che scegliereste?
Io ho scelto e sono stato scelto dal Dio uomo, dall'essere nel nostro piccolo "poveri Cristi", indipendentemente dal nostro fine...Perchè forse il nostro fine è qui, in noi, nel nostro (caotico o razionale?) divenire...La felicità è qui, sulla terra. E' in noi. Bisogna avere solo il cuore sintonizzato sulla giusta (e sottile) frequenza d'onda...
 
 
 
November 21

WAY OUT

Di ritorno dallo splendido concerto dei PORCUPINE TREE, ho continuato a canticchiare fino ad oggi questa meravigliosa canzone contenuta nel loro ultimo album FEAR OF A BLANK PLANET, un album un pò più "pesante" rispetto ai loro capolavori precedenti (In Absentia o Lightbulb sun). Bene, la canzone si chiama WAY OUT e leggendo il testo su internet ho notato che...nulla è casuale. Ora capisco perchè mi è rimasta in mente per così tanto tempo...
 
 
 
WAY OUT
Porcupne Tree
 
Out at the train tracks
I dream of escape
But a song comes onto my iPod
And I realize it's getting late

And I can't take the staring
And the sympathy
And I don't like the questions "How do you feel?"
"How's it going in school?"
and "Do you wanna talk about it?"

Way out
Way out of here
Fade out
Fade out, vanish

And I'm trying to forget you
And I know that I will

In a thousand years, or maybe a week
Burn all your pictures, and cut out your face

The shutters are down and the curtains are closed
And I've covered my tracks
Disposed of the car
Trying to forget even your name and the way that you look
When you're sleeping
Dreaming of this

Way out
Way out of here
Fade out
Fade out, vanish
 
October 14

Paperhouse - Can

Take a light shining on the land,
Off the wall,
Up and down, free everything,
What you feel is all gone.
You can make everything

What you want with your head,
You’re OK and be aware
Everywhere with your mind.

Two times, goodbye love,
You’re sorting out for your room.
Too many savage songs,
Laugh with him today.
Playing everything,
You and your mind
And flying paperhouse
Way back on the laugh.
 
You just can’t give them no more,
You just can’t give them no more,
You just can’t give them no more.

Honey back, fake everything,
Make them feel so bad.
You can make everything
What you want with your head.
Honey back, fake everything,
Make them feel so bad.
You can make everything
What you want with your head.

Flying paperhouse,
Let’s stop in the sky.
Every day my paperhouse
Reaches out, comes in,
Every day my paperhouse
Coming in, reaching out.
Paperhouse - Can (Tago Mago)
October 07

La mia migliore amica...

This is the end
Beautiful friend
This is the end
My only friend, the end
...
Of our elaborate plans, the end
Of everything that stands, the end
No safety or surprise, the end
I'll never look into your eyes...again
...
Can you picture what will be
So limitless and free
Desperately in need...of some...stranger's hand
In a...desperate land
...
It hurts to set you free
But you'll never follow me
The end of laughter and soft lies
The end of nights we tried to die
Jim Morrison
The Doors - 1967
October 05

scream

Back to the books
misterious pains
heartbraking anxiousness
uncertain future
...
truly lost,
only in God's hands.
September 19

Geniale...!

Noto fin dai tempi del feudalesimo come l'amore per una giovane donna possa trasformare un giovane uomo in un Servo della Gleba. Riportiamo qui di seguito le principali fasi di tale trasformazione.
FASE 1: il presagio. Il giovane racconta agli amici di aver conosciuto una ragazza carina, simpatica ma specialmente intelligente con la quale parla bene. Non si dimostra interessato sessualmente.
FASE 2: lésso. Il giovane è convinto di aver trovato la donna della sua vita; si interessa perniciosamente ai racconti delle di lei vacanze; modifica le proprie abitudini e i propri gusti (alimentazione, musica, abbigliamento, cinema) nel tentativo di compiacerla. I numerosi pacchi agli amici sono sintomatici del passaggio alla successiva FASE 3: Servo della Gleba. È il momento decisivo della mutazione.
Se il SdG idealizza l'amata a tal punto da non ritenersene degno (APPROCCIO NEGATIVO) entra nella sottofase vegetal: osserva apaticamente il mondo che lo circonda ed entra in rapporto simbiotico-umorale con l'amata (es. lei è felice perchè sta con uno figo -> anche lui è felice; ricordiamo infatti che il SdG vive generalmente una condizione di sudditanza amorosa, e non un reale rapporto di coppia). Se il SdG opta per una dichiarazione (APPROCCIO POSITIVO) si hanno due possibilità.
a) ottiene un sì: viene accolto nel nirvana, conosce tutti gli dei e si muove leggermente sollevato da terra. Perde ogni contatto con gli amici.
b) ottiene un due di picche: entra nel limbo, indossa una corona di spine e soffre di una forma collaterale di pessimismo affettivo che si manifesta con frasi del tipo: "Non troverò mai la persona giusta" e ancora "Sono io ad essere sbagliato". Dopo qualche tempo ricontatta gli amici giustificando mesi di silenzio con la frase: "Ho avuto un casino di robe da fare", Un SdG che collezioni 10 o più 2 di picche assurge allo status di Gran Maestro dei Glebas, vive in eremitaggio e diventa meta di pellegrinaggio per altri SdG ai quali legge il futuro servendosi di un mazzo di 2 di picche.


Allora, com'e' andata con la tipa?
Ma, devo dire bene, bene
Hai pucciato il biscotto, o almeno hai limonato?
No, ragazzi, non scherziamo.
Lei non e' come tutte le altre.
Bll b b bll parlaci di lei.
Ah, guardate, questa qui e' una tipa
veramente simpaticissima, in gambissima.
Mi ha raccontato delle cose
sulle sue ferie divertentissime,
ma tipo che lei era andata la'
con un sacco di creme dopo sole,
poi ha preso un casino di sole, si e' bruc...
Le hai mostrato il poparuolo?
No, ma ho buone possibilita'. Allora ci vediamo questa sera?
Una serata fra amici, una chitarra e uno spinello.
Eh, amici, purtroppo no.
Questa sera sono invitato a casa sua per vedere
le diapositive del mare, delle sue ferie
poi subito dopo devo accompagnare i suoi genitori
che devono prendere il treno
perche' sono rimasti senza macchina,
l'hanno distrutta, era mia. Siamo tutti servi della gleba,
e abbiamo dentro al cuore una canzone triste.
Servi della gleba a testa alta verso il triangolino che ci esalta.
Niente marijuana ne' pasticche:
noi si assume solo il due di picche.
Servi della gleba in una stanza anestetizzati da una stronza,
come dei simbolici Big Jim: schiacci il tasto ed esce lo sfaccimm.
Ehi, guardate un po' chi si rivede. Hue ciao ragazzi.
Hai la faccia di legno, dove cazzo eri finito?
Ma no, niente, e' che c'ho un esame in ballo
e poi non son stato molto bene.
Dicci cosa hai avuto di preciso.
Mah, mi ha detto il medico
che c'ho le papille gustative interrotte.
Eh? Si' poi c'ho un gomito che fa contatto col piede
Cosa? Mio padre ieri e' rimasto chiuso
nell'autolavaggio no, no,
e' che ho delle storiacce con la tipa... eh si'.
Lei ti ha dato il due di picche. Ma no, che cosa dite?
Lei mi e' molto affezionata, solo che ha delle storie
col suo tipo che la rendono infelice,
e siccome a lei ci tengo piu' che a me,
ho parlato al suo ragazzo
e l'ho convinto a ritornare da lei...
Ma non starai mica piangendo?
No, e' che mi e' entrata una bruschetta nell'occhio.
L'occhio spento e il viso di cemento,
lei e' il mio piccione ed io il suo monumento.
Servi della gleba a tutta birra
carichi di ettolitri di sburra;
cuore in fiamme e maschera di ghiaccio,
noi col nostro carico di sfaccio.
Servi della gleba planetaria
schiavi della ghiandola mammaria,
come dei simbolici Big Jimme:
schiacci er tasto ed esce lo sfaccimme.
 
ELIO E LE STORIE TESE
(Servi della Gleba)
August 30

cuba - considerazioni a caldo

Troppo presto, forse, per scrivere qualche considerazione razionale su quest'unica esperienza. Un campo di evangelizzazione può suonare come un gruppo di infervorati gesuiti che vanno a convertire i pagani indios con croce di legno e flauto tipo mission.

Invece è stata un'esperienza unica, ricca di spunti su cui ancora devo meditare. Ho scoperto le luci e le ombre di questo paese di cui si parla così tanto.

Ho conosciuto la capacità di "entrega personal" (consegna di se stessi) propria del cuore dei cubani, di quelli felici e contenti del proprio regime.

Ho visto le contraddizioni di una dittatura comunista, dall'offerta gratuita e universale di sanità e istruzione di alta qualità, alle lamentele dei lavoratori professionali mal stipendiati e degli intellettuali che non hanno la possibilità di scegliere qualcosa di diverso da ciò che voglia Fidel.

Ho goduto del favoloso ritmo che batte nel cuore e nel sangue del cubano...

Ho sentito la frustrazione di chi non ha possibilità di creare sviluppo autonomamente (anche se per il bene della collettività) e la ricchezza di ideali sociali dei giovani innamorati del Che.

La povertà di Cuba non è una povertà che ti sconvolge, che ti turba, insostenibile come le discariche di Nairobi o le aree degradate dei paesi post-comunisti.

La povertà di Cuba, seppur visibile nell'abbandono strutturale di alcuni lati delle città, è - in generale - una povertà spirituale, nel senso di incapacità di vedere la propria vita come qualcosa di metafisico, collegata all'esistenza di un'entità superiore che noi occidentali chiamiamo Dio. 

I cubani non hanno bisogno di volontariato: sono i primi ad insegnacelo. Sono i primi che continuano a lavorare come medici professionali in ospedali, con turni massacranti, anche fuori del proprio lavoro per aiutare la propria gente...con uno stipendio da fame.

Ho lavorato per una settimana al centro de neurodesarrollo di Cardenas, una "ricca" struttura creata attraverso l'aiuto di una ong e il partito comunista tedesco avente la funzione di garantire ai bimbi disabili dalla nascita la possibilità di un futuro sostenibile.

Ma questo non mi bastava. Avevo bisogno di vedere realmente con i miei occhi il peggio, il più povero. Siamo andati a parlare con i responsaibli del partito per ottenere la concessione di entrare a lavorare all'asilo de los ancianos (per 40 anni si è negato l'accesso a questo luogo a volontari cristiani o a qualsiasi persona legata con la chiesa). Spacciandoci per membri del partito comunista italiano tanto desiderosi di apportare aiuti monetari, abbiamo ottenuto l'autorizzazione...ed è cominciato il viaggio verso l'incredibile bellezza del peggio.

Una struttura decadente che raccoglie più di un centinaio di anziani (dai malati mentali a quelli abbandonati), fredda e pericolante (quando piove si allaga tutto). Ci hanno messo a lavare i piselli della sala dei malati mentali per 1 settimana. Esperienza catartica, di contatto con il Dio dei poveri, degli abbandonati, degli ultimi, dei dimenticati. Un'esperienza che finalmente ci ha regalato quella stanchezza di fine giornata pesante ma sostenibile proprio perchè controbilanciata da felicità e serenità d'animo.

La povertà dell'asilo de los ancianos è una porvertà essenzialmente strutturale: struttrura pericolante, mancanza di medicinali, vestiti, scarpe, etc. Ma ciò che gli operatori fanno per gli anziani, anzi, il come lo fanno è incredibile: l'affetto e l'amore che hanno per "i propri nonnetti" è una delle tante lezioni di vita a noi amanti del volontariato da esportazione.

Incredibili anche i momenti di svago: dalla gita a Trinidad (dove ho dormito in una specie di fattoria che la famiglia si ostinava a chiamare "casa"!) alle puntatine capitaliste alle spiagge di Varadero, pinacolada con cannuccia inclusa.

Incredibile anche il sentirsi ringraziati per quello che facevamo (o, meglio, non facevamo!) ogni minuto! Abituato alla tristezza post-comunista dei paesi dell'Est, i panegirici che ci facevano ogni secondo i cubani per la nostra testimonianza di vita ci hanno, a volte, addirittura stancato! Ma sicuramente sono stati una carica in più per affrontare il duro ritmo di vita e lavoro che avevamo lì (sveglia alle 6.30 e attività fino alle 22.30). 

Molto utile, poi, la possibilità di aver potuto condividere questo campo di lavoro con una decina di spagnoli. Ci ha insegnato a smontare i facili pregiudizi e la puzza sotto al naso che noi LMSini mostriamo sempre dinanzi realtà ed approcci differenti dai nostri.

La stanchezza degli ultimi giorni ha indebolito il mio sistema immunitario (già debole di per se): faringite, diarrea, febbre e raffreddore mi hanno accompagnato per tutto il viaggio di ritorno (quasi un giorno di viaggio!)...il tutto condito da una buona dose di sfiga concretizzatosi nello smarrimento della mia valigia a Parigi. La sto ancora aspettando...soprattutto il rum che c'era dentro...RIVOGLIO IL MIO HAVANA CLUB!

Questo è tutto per ora. Non ho tempo di tradurre in spagnolo o inglese. Ho scritto abbastanza, ma sono ancora poche considerazioni a caldo, frutto di notti insonne per fusorario e malesseri vari.

Tanta voglia di uscire di casa e riabbracciare chi di dovere (auuuuuuuuuuuuuuuu), considerato l'elevato grado di allupamento raggiunto in questi 25 giorni di distacco!

Ma, dopotutto, nonostante l'incertezza di quello che mi aspetta (dal 15 sett mi trasferisco a roma e ancora devo cercare casa + Erasmus di Grazia)...sono contento e finalmente sereno! Il futuro è in mano alla Provvidenza...

 

...Hasta siempre, comandante...

August 01

Welcome back...

Eccoci ritornati da questo viaggio indimenticabile...E' stato tutto "nuovo" per me, in tutti i sensi.
Atmosfera di Praga stupenda e godibile solo di notte, lontano dai maledetti turisti.
Casa particolarissima...Momenti con Grazia indimenticabili.
Ci voleva proprio. Avevo l'umore sotto i piedi...ora sono quasi sereno e rilassato, finalmente.
E ora...Cuba, I'm coming...

Here we are, back from this unforgettable journey. Everything has been new for me, in all senses.
Wonderful atmosphere in Prague, enjoyable only by night...far from bloody tourists.
Very original house and unforgettable moments with Grazia.
It was really worth it. Especially for my mood...which was under my shoes.
Now I feel finally almost serene and relaxed.
Next mission...Cuba, I'm coming...
July 21

Every day is exactly the same...?

Credevo mi spettasse un qualche giorno di puro relax. E' da anni che non vedevo il mare...
E invece...Primo giorno in Sardegna: insolazione. E tutto si è rovinato. O, almeno, non è andato secondo i nostri "piani", tipici degli abitanti napoletani vittime della famigerata ansia da relax. 
Abbiamo ascoltato una dozzina di album al giorno...se non di più, spaziando da Frank Zappa, Lynard Skynard e i Led Zeppelin, ai Mogwai, Nine Inch Nails e agli ISIS, per deprimerci con i Crippled Black Phoenix, i Notwist e i Black Hearth Procession.
L'unica cosa positiva è stato il viaggio di ritorno in nave (beh, una carretta vecchia low cost), su cui abbiamo conosciuto personaggi assurdi...Tra i vari, un improbabile "coccobello" 22enne di famiglia medio-bassa di Casoria che era andato in Sardegna a vendere il cocco per pagarsi il finanziamento del motorino (!), un sessantenne salernitano che - dopo aver subito in giovinezza un incidente con annessa rottura di gambe - aveva deciso di girare il mondo e si era imbarcato in navi cargo in giro per i continenti. 
Credevamo ad un certo punto di essere quasi vittime di allucinazioni.
Questi viaggi in nave, se fatti bene, sono geniali: ti mettono in contatto con altre vite, altri percorsi, con altre esperienze e, inevitabilmente, dal confronto ne esci arricchito, anche se da prima, con un pò di superbia tipica di chi "fa l'università", credevi fossi l'unico ad aver fatto e visto certe cose. La saggezza spesso non viene dai libri, ma dall'esperienza e dall'acutezza di chi la vive. Altro che università...Parlare di capitalismo e globalizzazione, di sviluppo non assistenzialista con chi non ha mai aperto un libro ma solo viaggiato e scoprirsi "piccoli"...è una bella lezione di vita. Conferma tutte le mie idee circa l'università italiana, ed in particolare quella meridionale oramai parificabile ad una semplice licenza media.
Ad ogni modo, comincio a credere che a persone come me non sia dato di divertirsi in modo puro e staccare completamente la spina. Invidio chi riesce a non pensare, a non impegnarsi, a staccare completamente la spina, a vivere l'effimero...
Forse un bell'anno sabatico sarebbe l'ideale. Ma sono sicuro che non riuscirei a vivere un solo giorno libero da ansie: penserei, ahimè, ogni secondo di star "perdendo tempo".
Si, giusto. Meglio non angosciarsi con queste cose. Basta fare la vittima...Cadrei nel rischio opposto delle violente e paralizzanti masturbazioni mentali.Oppure cadrei nella classica e borghese illusione-dipendenza psicologica della droga leggera e dello "stimolante sociale" (alcol).
Vedremo il resto dell'estate come andrà. Mancano ancora Praga e il mese a Cuba (anche se quest'ultimo è di puro lavoro volontario). SOS relax...!!!!
A proposito, dimenticavo. Mi hanno preso al MESCI di Roma e l'anno prox sarò lì.
 

Every Day Is Exactly The Same

(nine inch nails - with teeth)

i believe i can see the future
because i repeat the same routine
i think i used to have a purpose
and then again that might have been a dream
i think i used to have a voice
now i never make a sound
i just do what i've been told
i really don't want them to come around, oh no

every day is exactly the same
there is no love here and there is no pain
every day is exactly the same

i can feel their eyes are watching
in case i lose myself again
sometimes i think i'm happy here
sometimes i still pretend
i can't remember how this all got started
but i can tell you - exactly - how it will end

every day is exactly the same
every day is exactly the same
there is no love here and there is no pain
every day is exactly the same

i'm writing on a little piece of paper
i'm hoping someday you might find
i'll hide it behind something
they don't look behind
i am still inside here
a little bit comes bleeding through
i wish this could have been any other way
i just don't know what else i can do

every day is exactly the same
and i've rehearsed my lines
and i know what's coming next

July 10

Magister

...Y SE ACABO'....
...It's finished...
 
110/110 cum laude
 
Ahora podemos aprender hacer algo! A tomar por culo ciencias políticas FEDERICO II ...!
 
And finally we can start learning to do something usefull! Fuck off FEDERICO II Political Science ...!
June 02

The Empire Of Constrasts (NAIROBI WSF)

My Video about the World Social Forum and the slums in Nairobi
 
(switch on your speakers)
 
Let me know if you like it.
Enjoy.
Piero
May 31

life updates...

Dopo molto tempo, eccomi qui di nuovo. Qualche aggiornamento dopo Nairobi:
  • sto lavorando part-time al consolato americano a Napoli (commissione scambi culturali e borse di studio fulbright) e ne avrò ancora fino a Luglio.
  • Laurea specialistica a inizio Luglio, tesi sul microcredito. E finalmente finiscono questi 5 anni...di NIENTE. Comincia il dramma del laureato di scienze politiche alle università pubbliche del sud. Nessuna speranza: solo fiducia in se e capacità di crearsi i contatti giusti.
  • new entry dal punto di vista sentimental-naturalistico
  • Estate in Sardegna (1 settimana), poi a Praga (1 settimana) per turismo-relax e a Cuba, un mese, per volontariato.
  • A settembre grande scelta: master in Development economics and international cooperation a ROMA  oppure Master in Development Economics a Norwich (UK) o Master in Development Studies a Leeds (UK). Per il momento farò l'application a tutti e tre i posti. Poi deciderò. Al momento sono più propenso per Roma, proprio per le internships che offre. Comunque si vedrà durante l'estate.

That's all.

Piero


As very much time has passed since my last update of this blog, some news about my current life:

  1. I've being working for the US consulate in Naples for a part-time position as educational adviser since March. According to the contract, I will work here until the 20th July.
  2. If things go according to plan, I'll graduate at the beginning of July. My final thesis is about Microcredit. Also these bloody 5 years of university will fortunately finish soon; then, there will be (actually, there is) the usual feeling of being NOTHING - a very common phenomenon among young and hard working graduate students in political science in south Italy. Here, once graduated, one can only count on himself and on his capability of knowing (and keeping in touch with) V.I.P. in the field he/she is interested in. No institution will give you a chance to go up and reach your personal aims. Such a miserable condition...
  3. Good news about my sentimental life too...but, of course, this is not the right place to talk about it.
  4. Summer: 1 week in Sardegna and 1 week in Praha for relax and tourism; then, 1 month in Cuba for voluntary work.
  5. next september, time of big choices: M.A. in Development Economics and International Cooperation in Roma; alternatively, M.A. in Development Economics in Norwich (UK) or M.A. in Development Studies in Leeds (UK). It's up to me...Time, God and holidays will help me to chose the best option. If I had to decide know, I would be much inclined to go for the M.A. in Rome, due to the fact that internships are also included in the program. Anyway, let's wait for the summer first and hope it will help me to decide what the bloody hell I gonna be in the near future.

That's all.

All the best,

Piero

January 27

Nairobi WSF: da korogocho a Napoli, la lotta è sempre la stessa!

Korogocho, 23/01/07

 

Sono 120.000 in meno di un kilometro quadro. In casette di latta alte poco più di un metro e mezzo per altrettanti pochi metri quadrati di estensione. In un mare di immondizia e rivoli di fogna maledettamente maleodorante che separano gli agglomerati tra loro. Fumo, capre bicolore che brucano rifiuti, puzza di immondizia bruciata. Voci di bambini scalzi e sporchi che escono dalle baracche gridando a cantilena: "how are you, how are you?”. Escono dal nulla, ti si avvicinano e ti prendono la mano. Senza dir niente, camminano con te. Gli altri, più adulti, puntano gli occhi su di te e gridano in Kiswahili “muzungu!” (uomo bianco).

Sono i volti della storia. Quei volti che a molti hanno cambiato la vita.

Sono lì, ce li ho davanti.

Si va a visitare la casa di accoglienza per i malati terminali di AIDS, costruita dai Comboniani. No, non grandi strutture. Non belle case arredate e costruite in stile occidentale in uno scenario di povertà estrema. Ma un'altra baracca, di latta...Piena di immondizia, polvere e fumo, come tutto lì intorno. Povera tra i poveri. Dentro, la morte. Al suo interno, malati terminali di AIDS aspettano la morte, solo quella. Sedati da qualche retrovirale inviato dai comboniani, alzano a stento la testa e, con i loro occhi ormai segnati dalla malattia, fissano i tuoi. Senza dire una parola. Il loro sguardo intenso e rassegnato ti toglie il respiro.

Sembra l'inferno. E' l'inferno...E' un film. Non può essere vero.

La gente non può vivere così. A due passi dalla capitale, dove grandi palazzi di multinazionali, banche e hotels prestigiosi danno il classico tono occidentale alla colonia da sempre sfruttata.
Vergogna...Questi sono i frutti della colonizzazione. Non solo quella del passato, ma anche quella ancora più subdola del presente. Capisco allora è proprio qui, a Nairobi, nelle sue discariche umane, che bisogna andare per capire cosa significa realmente globalizzazione. Vergogna…
Camminando per Korogocho, un pensiero fisso mi affligge: è tutta colpa mia. È colpa di dove vivo e per cosa vivo. La mia ricchezza, il mio essere parte dell’“impero”, accorcia, giorno dopo giorno, la vita di questa gente. Ma loro cosa hanno fatto di male?

Ragazzi con occhi spenti, stracci addosso, sacco sulle spalle pieno di immondizia, si aggirano per Korogocho. Vivono insieme a tutto quel poco che hanno, inclusi gli animali.

Sono lì, con il loro barattolo di colla in bocca, e gli occhi semichiusi. Anime bruciate in corpo pieno di terra, ferite, stracci da presepio napoletano.

Daniel, giovane volontario del luogo che ci fa da “guida”, dice: “Vedi laggiù, l’altro lato della discarica? Lì la mafia decide tutto: a chi devono essere assegnate le baracche, quanto devono pagare,  chi può ricavare da mangiare dalla discarica, etc. E sai che succede a chi non rispetta le loro regole? Gli tagliano la testa con un’accetta e, dopo averla conficcata su di una lunga asta di metallo, girano per la baraccopoli mostrandola a tutti gli abitanti, così da dimostrare chi è fa le leggi qui…”.
No, non può essere vero. Nel 2007, a due passi dai grandi palazzi dell’impero, vita e morte convivono ogni giorno in vere e proprie discariche umane assumono. Mi guardo attorno, come uno spettatore inerte dinanzi un documentario scomodo sulla povertà. Cerco di non farmi “toccare” troppo, ma è tutto troppo vero, reale. È tutto troppo indelebile.

L'odore di immondizia bruciata che aleggia per le "strade" di Korogocho non se ne andrà facilmente dalla mia memoria. Un bimbo alto fino al mio ginocchio mi prende la mano. Mi grida, con uno splendido sorriso, "Muzunguuu…how are u?". Non gli riesco a rispondere. Mi chiedo dov'è Dio...
Mi viene in mente la risposta a questa domanda nel libro "la notte", di Elie Wiesel, quando un ragazzino viene impiccato dalle guardie naziste in un campo di concentramento: “Dov’è Dio? È lì…appeso a quella forca”.

È lì, a nell’immondizia e la puzza di Korogocho. È nei suoi ragazzini con i barattoli di colla sulle labbra, nei suoi piccoli volti sorridenti cui unico “peccato” è stato quello di nascere lì, in una discarica umana. Nella fogna della globalizzazione, nelle sue scorie.

Non so se un altro mondo è possibile. Non ho mai amato le frasi retoriche e populiste dei leader delle rivoluzioni…Ma quello che sento è che, da Korogocho a Napoli, la lotta è sempre la stessa. DIRE BASTA, nel modo in cui meglio possiamo, alla povertà. Far fruttificare i talenti che ci sono stati donati e metterli al servizio, benché nella diversità di carismi, all’unico progetto di vero Amore che esiste al mondo.

Dio ha voluto un POPOLO ALTERNATIVO ALL'IMPERO, che parta da Korogocho, la discarica umana, povertà della povertà. È proprio lì, infatti che, insieme, bianchi e neri, poveri e ricchi, nord e sud del mondo, ci siamo presi per mano urlando, incitati dalla voce di Alex Zanotelli…VIVA NAIROBI VIVA....

 

                                                                                                                                                      Piero

October 04

...ma ne vale la pena?

E così è finita. A casa di nuovo. Ritorno comune, niente di eccezionale.

Esperienza molto particolare e dura. L’opposto dell’erasmus, per quanto mi riguarda. L’obiettivo era principalmente uno e credo di averlo raggiunto, anche se parzialmente per ragioni di tempo. Bilancio dell’esperienza? A caldo, note positive: inglese migliorato, famiglia, lavoro in ong, apertura della porta per il master a Norwich. Note negative: nessun amico, solitudine, stress, vita sociale più o meno assente. A Londra se ti vuoi divertire e stare senza i soliti cazzoni fighetti di italiani, devi avere soldi e un giro di amici giusto per te…

Si prospetta un nuovo anno. L’ultimo a questa maledetta Federico II. Ho lasciato tanti affetti e probabilmente alcuni non li ho ritrovati più. La scelta di partire l’ennesima volta ha avuto dei costi che forse non mi perdonerò mai. E se è stato uno sbaglio?

Se la vita che sogno è uno sbaglio? Se non la sogno davvero? Se la mia strada è qui e non ..lì?

Il ritorno è come cominciare di nuovo la vita che hai lasciato. La "sbornia" che diceva Pepa. Provare a rivedere le poche luci nell’abisso di un animo ancora confuso. Tutto sembra rimasto uguale, eppure sembra essere cambiato tutto in te e nella gente che ti circonda. Vivi una vita lasciata indietro ma senti tutto andare in un futuro criptico, dove il presente quasi svanisce.

Una vita che ti sembrava di conoscere a memoria, ora scopri ignota. Ora ti chiama a stare a casa, senza la certezza del domani. Ora ti chiama ad allontanarti di nuovo, senza sapere il perché.

Già, un domani.

Quando ti chiedi se mai avrai una vita “normale” e ti rispondi: cos’è la normalità? E a volte invidi la semplicità e la genuinità del mondo che ti circonda e sembra vivere e spassarsela alla faccia tua. Beati loro…o beato te? Davvero non saprei. Tu, invece, ti senti chiamato a qualcosa di più, sapendo che comporta costi e sacrifici.

Cominci a vedere la vita come una cosa seria, inevitabilmente tale quando vedi, vivi e senti certe cose che non ti lasciano vivere in pace una vita “normale”…da qui, l’inquieta ricerca della strada giusta…

Ma ne vale la pena?

September 14

...to the end. "On a dilemma"

Il tempo passa monotono nella solitudine di un uomo solo nella grande città globalizzata. Stare solo non è difficile. Ciò che distrugge è, invece, SENTIRSI solo.

Sensazioni negative, in un bilancio quasi al termine di questa esperienza, preponderano su quelle positive, davvero scarse. Nessun amico in tre mesi (prezzo da pagare per non stare con propri connazionali), lavoro in ong umiliante, frustrazione per ciò che ho studiato e dove l’ho fatto, non luci chiare per il futuro, perdita dell’unico sostegno che avevo e che mi dava forza credendo in me…

Le analizzerò al mio ritorno. MSN, come direbbe qualcuno, non è il posto per dire cose troppo profonde, che rischierebbero di banalizzarsi a causa di un mezzo banale.

La musica, in particolare Robert Wyatt, Soft Machine, Gong, Tim Buckley, etc. hanno reso la mia solitudine meno pesante.

Cosa mi aspetta quando torno non lo so ancora. Mi fa deprimere pensarci.

Aspetto il domani, senza “attendermi” niente.

Vivere passivamente questi ultimi giorni, e tornare a casa. Riflettere e prepararmi alle prossime scelte difficili che si stanno per avvicinare.

…sempre nelle Sue mani…

“…On a dilemma between what I need and what I just want…”

(R. Wyatt, “Moon in June”)

 


El tiempo pasa monótono en la soledad del hombre solo en la grande ciudad globalizada.  Estar solo no es difícil. Lo que destruye es, en vez, SIENTIRSE solo.

Sensaciones negativas, en un balance casi al final de esta experiencia, prevalecen sobre las positivas, verdaderamente escasas. Ningún amigo en tres meses (este es el precio que hay que pagar si no quieres estar con personas de tu nacionalidad), trabajo humillante en la ong mientras que ves los demás hacer cosas mucho más interesantes, frustraciones por lo que estoy estudiando y donde lo estoy haciendo, pérdida del único seguro suporte que tenía y que, creyendo en mi, me daba fuerza para ir adelante…

Analizaré todo esto a mi regreso. MSN, como alguien diría, no es el lugar justo para decir cosas demasiado profundas, que arriesgarían devenir banales si el mismo medio es banal.

La música, en particular Robert Wyatt, Soft Machine, Gong, Tim Buckley, etc. han hecho mi soledad menos pesada.

Lo que me espera cuando volveré todavía no lo sé. Y pensarlo me deprime.  

Espero mañana, sin “atenderme” nada.

Vivir pasivamente estos últimos días y volver a mi casa. Reflexionar y prepararme a las próximas elecciones de vida difíciles que están a punto de llegar.

…siempre en Sus manos…

 

“…On a dilemma between what I need and what I just want…”

(R. Wyatt, “Moon in June”)

 

 
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